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mercoledì 21 dicembre 2011

Concorso "Il tuo racconto in 300 parole": Vincitori e finalisti









Ecco che finalmente scoprirai i vincitori e i finalisti di questo concorso letterario così particolare che ci ha permesso di scoprire talenti davvero notevoli e di leggere le loro storie.



Sebbene gli autori dovessero riuscire a racchiudere le loro opere in sole 300 parole ognuno dei racconti, nessuno escluso, è ricco di sfaccettature sia nella caratterizzazione dei personaggi che nella descrizione di cose e luoghi.



Alcuni dei racconti riescono a commuovere altri a stupire, ma in tutti è presente qualcosa che fa stare bene, qualcosa che riesce a cambiare ciò che si sente dentro, almeno per un pò: Il sapore di qualcosa di buono e genuino, scaturito direttamente dal cuore.



La bellezza di tutti questi racconti ha reso ardua la scelta e dover decidere di scartarne alcuni per premiarne altri non è stato solo molto difficile, ma anche molto doloroso.



Non mi dilungo oltre e ti lascio, di seguito, la lista dei primi tre classificati e dei due finalisti a parimerito che sono stati, fino alla fine, in gara per entrare a far parte dei primi tre!









Classifica del concorso "Il tuo racconto in 300 parole"









Primo classificato: La scelta di Grazia (Autore: Maurizio Polimeni)






Secondo classificato: Ali di farfalla (Autore: Massimiliano Campo)






Terzo classificato: Con i miei occhi (Autrice: Giò Piccolo)









Finalisti a parimerito:






- Finché (Autrice: Claudia Casini)






- Canto per sentirti accanto (Autore: Enrico Arlandini)









Dire che è stata durissima scegliere i titoli significa usare un eufemismo, ma vorrei ringraziare chi nei commenti ha espresso una propria opinione confermando, almeno in parte, la classifica da noi stilata.






Un grazie particolare vorrei rivolgerlo a Luca Trovato che, con la sua simpatia, ci ha tenuto compagnia in questa magica avventura nel mondo delle parole.






Presto verranno effettuatre le premiazioni!






Nell'augurarti buone feste ti invio i miei più cari saluti.



giovedì 1 dicembre 2011

Concorso "Il tuo racconto in 300 parole" chiusura della fase di invio dei racconti




Ebbene, cari amici scrittori e care amiche scrittrici, siamo ormai giunti alla fine di questa magica avventura nel mondo dell'immaginazione.
Riuscire a creare un mondo in sole 300 parole, seppur limitato ad un singolo evento, poteva sembrare un'impresa ardua, ma voi ci siete riusciti/e tutti/e brillantemente creando opere che sarà un onore lasciar risplendere per sempre su Secret Mind Blog.
Sono certo che alcune di queste piccole perle spiccheranno il volo e riusciranno a farsi conoscere dal grande pubblico, ma tutte, nessuna esclusa, sono riuscite ad emozionarci!
Come sapete aiuteremo le prime classificate ad acquistare ulteriore notorietà, ma, ve ne sarete accorti/e, Secret Mind Blog ha un alto numero di visitatori ed il solo fatto di essere ospitato qui donerà ad ogni racconto partecipante sempre più notorietà nel tempo.
Per decretare i vincitori ci baseremo su vari parametri stilistici, ma terremo conto anche di ogni giudizio che vorrete lasciare nei commenti dei racconti.
I risultati saranno resi noti nella seconda metà di Dicembre e ogni partecipante sarà avvisato attraverso la mail fornitaci all'atto dell'iscrizione.
Nel salutarvi faccio a tutti voi i miei più sentiti complimenti per l'altissimo livello dei vostri lavori (cosa che renderà non poco difficile scegliere i vincitori) e vi ricordo di controllare la vostra casella di posta elettronica per ricevere i risultati!

In bocca al lupo a tutti voi!



Carmine Colella (Erevircs)


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martedì 29 novembre 2011

Maggio 1944

Panico.

- Travestiti! – disse Elia al marito.

Pezzuola stretta al mento, gonnellona, andatura zoppicante, secchio in mano, Danilo si avviò al pozzo.

Metallici elmetti presidiavano il paese.

Oltrepassata la parabola visiva, corsa repentina, via nella boscaglia.

Colline si tinsero di rosa, i crucchi alleggerirono l’aria della loro presenza.

- Danilo, ‘un ci crederai. Stamani ho visto corre’ ‘na vecchia pareva ir vento. I tedeschi fanno trottà pure le bacucche! -

- Ci credo! Ero io la vecchia. -

Ilarità nella casa degli sfollati.

Rise anche Ginetta: il figlio in grembo, morte nel cuore, lo sposo sepolto tra le macerie nella Livorno massacrata.


Autrice: Mini Paola

domenica 27 novembre 2011

PATETICO

Con passo marziale l’uomo entrò nell’edificio avvolto nel suo prezioso cappotto nero ondeggiando ritmicamente la testa brulla e grinzosa.

Sull’ingresso accennò con fare nervoso un saluto al vigilante di turno che, in totale imbarazzo, si alzò di scatto al suo arrivo cercando di nascondere la ciambella che stava mangiando.

“Patetico – pensò l’uomo - ti pago per mangiare?”

In lontananza intravide le “sentinelle” dei primi uffici da dove sarebbe passato che stavano avvertendo i colleghi del suo arrivo

“Patetici – pensò l’uomo- non vi pago per lavorare?”

Fece una smorfia ai salamelecchi dei dipendenti più servili che si affacciarono litigandosi il posto più vicino al suo passaggio.

“Patetici – pensò l’uomo - ma, dopotutto, mi servite…”

Prese l’ascensore sperando di essere solo ma non si meravigliò nel trovare i suoi collaboratori più stretti i cui sorrisi posticci e frasi mielose lo irritarono ancora di più.

“Patetici – pensò nel caos di quello spazio angusto mentre saliva ai piani alti - Non sanno prendere una decisione da soli. A cosa mi servono?”

Una volta arrivato al suo piano uscì in tutta fretta dall’ascensore per raggiungere più velocemente possibile il suo ufficio e chiudersi dentro.

Lì avrebbe raggiunto la tranquillità. Era il suo sanctum sactorum, il suo guscio, il suo rifugio.

Sedendosi sulla poltrona di pelle tirò le somme di una vita trascinata stancamente con le ombre di un matrimonio precocemente fallito.

L’anziano padre, da cui aveva rilevato la sua azienda sacrificando tutta la propria vita calpestandola senza ritegno, lo aveva appena lasciato.

Si era scoperto ricco ma senza amici, senza interessi, senza vita.

L’uomo guardò attraverso gli enormi vetri panoramici mentre un’insolita calda lacrima rigò il suo volto.

“Patetico – pensò sconsolato - Sono solo!”


Autore: Luca Trovato


Curriculum letterario dell'autore:

Luca Trovato, nato a Pistoia (PT) il 04.06.1969 ha scritto due commedie per bambini e una commedia comica di cui ha curato la regia e che ha interpretato a scopo benefico.

Pubblicherà un romanzo fantasy dal titolo “Libero arbitrio” con rampadilancio edizione.

14° classificato al 7° concorso internazionale “Onde d’Arte”; Selezionato per racconti brevi pubblicati in antologie per la collana Atlantide di Delos Books ed Edizioni Montag.

mercoledì 23 novembre 2011

LA LIBERTÀ

Un tiepido sole primaverile splendeva alto nel cielo. L’atmosfera era rilassante e silenziosa, mentre l’aria fresca entrava dalla finestra socchiusa.

- Hai mai pensato a cambiare vita? - disse improvvisamente il più giovane rompendo la pace del momento. Il più vecchio era disteso supino sul letto con le mani sotto la testa e gli occhi chiusi.

- Che?

- Dare un taglio. Fare qualcosa che non avevi mai pensato di fare, buttarti dentro una nuova esperienza magari per dimenticare quello che hai fatto prima.

- Impossibile.

- Perché impossibile? - chiese l'altro – io non credo. Insomma, il mondo è così grande… ci sarà pure da qualche parte un’occasione, un’opportunità, un luogo che ti accolga a braccia aperte. Non è obbligatorio accettare la vita che ci è capitata…

La finestra sbatté, mossa dal vento.

- Non pensare a queste sciocchezze, – rispose il più vecchio – il destino non si cambia. Stenditi e dormi.

- Io non credo al destino – replicò il più giovane avvicinandosi alla finestra – davvero pensi che tutto quello che facciamo sia già scritto? Che siamo come pupazzi manovrati da chissà chi?

- Cosa vuoi che ne sappia… taci...

- Guarda quell’uccellino che vola! Come cambia direzione all’improvviso… non può farlo perché deve farlo, sono sicuro che lo fa perché decide così, perché è libero di fare ciò che gli pare! Come mi piacerebbe essere come lui…essere libero…

Si allontanò dalla finestra e si sistemò sul letto, deciso finalmente a riposare qualche minuto.

- Ci pensi mai alla libertà? – domandò piano mentre la stanchezza gli appesantiva gli occhi, ma senza ottenere risposta.

- Già… la libertà – disse poi il più vecchio tra sé e sé – le cose belle le apprezzi soltanto dopo averle perdute…

Il lento rintocco di un campanile rompeva il pigro silenzio pomeridiano. Dopo pochi minuti, un secondino passò davanti alla cella e vide che entrambi dormivano profondamente.


Autore: Francesco Defano

martedì 22 novembre 2011

La scelta di Grazia

Adesso era lì, infreddolita e immobile, protesa verso il vuoto silenzioso. Provò a guardare giù e trattenne il fiato.

Quella mattina di domenica, sembrava una mattina diversa, il cielo era grigio, la mente era sgombra dai pensieri e adesso Grazia provava a convincersi di aver preso la sua decisione definitiva.

Le gambe le tremavano, forse lo sforzo nel salire i gradini, forse la paura che si stava impossessando di lei. Una paura sottile e latente che Grazia cercava di schivare, scacciandola dai suoi pensieri.

Cercò di pensare ad altro, cominciò a respirare più lentamente mentre il sudore le imperlava la fronte. Ma il vuoto davanti ai suoi occhi le ricordò che il momento era ormai vicino. Doveva farlo, aveva deciso, non sarebbe tornata indietro, no. Questa volta no.

Lo aveva promesso tante volte a se stessa e questa volta lo avrebbe fatto. Provò a concentrarsi, cercò di farsi coraggio, strinse i pugni e chiuse gli occhi.

E così le venne in mente la madre che le sorrideva, le parole dolci e le carezze sul viso, come per rassicurarla.

Poi pensò al padre, più severo e altero, sempre pronto a rimbeccarla, la solita frase “Io te l’avevo detto, Grazia…”, che ormai conosceva a memoria. Lo avrebbe deluso, lo sapeva; e allora si sentì più sicura.

Riaprì gli occhi, inspirò profondamente. Provò a pregare, mentre l’adrenalina le si diffondeva in corpo.

Staccò la mano dalla ringhiera, guardò di sotto per l’ultima volta e fece un passo nel vuoto.

Un urlo le uscì di gola, un urlo lento e prolungato. Un urlo disperato di paura, consapevole della sua giovane incoscienza.

Sotto di lei, un gruppo di persone trattenne il fiato, qualcuno preferì non guardare.

Poi, per incanto, scoppiò un applauso.

Per la piccola Grazia, fu il primo tuffo dalla piattaforma di 10 metri.


Fine



Autore: Maurizio Polimeni



Breve curriculum dell’Autore


Bancario, amante del cinema e del calcio, lettore instancabile e scrittore per diletto.

Finalista del premio Rhegium Julii nel 2009 e 2011.

Finalista nel 2008 e nel 2009 del concorso “Carabinieri in giallo”, con pubblicazione nel Giallo Mondadori.

Vincitore del concorso “perFiducia 2.0” nel 2010, per il soggetto dai cui è liberamente tratto il film “Biondina” di Laura Bispuri.

2° classificato al concorso del Comune di San Gillio(TO) nel 2011.



mercoledì 16 novembre 2011

UN GRANELLINO DI SALE

I bottoni della tua camicia, raggomitolata ai piedi del letto come un gatto sornione, fanno l’occhiolino alle prime avances dell’alba.

Era troppo tempo che non dormivamo insieme.

Tu e i tuoi interminabili viaggi di lavoro.

I nei sulla tua pelle mi scoprono a guardati mentre la moka non brontola ancora.

Amo svegliarti con l’aroma del caffé. Il mio caffé.

Vedo ancora la figura esile di mia nonna, di spalle, il fiocco grande del suo grembiule, rivolta verso la stufa di ghisa nera.

«Bambina mia, ricordati sempre di mettere nell’acqua della caffettiera un granellino di sale grosso. Così il tuo caffé sarà talmente buono che il tuo sposo non sentirà il bisogno di andare al bar». Intanto la napoletana d’alluminio sbuffava e lei, con maestria, la capovolgeva senza mai scottarsi. Io riprendevo a girare la manovella del vecchio macinino che emanava un aroma fortissimo, mentre i chicchi nel cassettino ballavano la rumba insieme ad una mandorla. Poi, portava la tazzina fumante al nonno, seduto sulla sedia a dondolo, che per farmi ridere beveva il caffé, come Totò, alzando il dito mignolo della mano destra stretta intorno al manico di ceramica finissima.

Ogni donna deve avere il suo caffé, proprio come fosse il suo profumo personale.

L’aroma del caffé che offriamo alle persone che amiamo, ai nostri ospiti deve essere identificativo della nostra persona.

La moka inizia a sbuffare come una suocera dietro le spalle della giovane nuora e un profumo di sottobosco conquista a morsi l’aria.

Ti stiracchi, sbadigli e, senza aprire gli occhi, sussurri: «Amore, riconoscerei il profumo del tuo caffé anche se fossi sull’Everest! Sa di te… sa di casa!».

No, non basta un granellino di sale per far funzionare un matrimonio, ma mettere amore anche nel fare un semplice caffé aiuta.


Autrice: Ludovica Mazzuccato

domenica 13 novembre 2011

Il tuo racconto in 300 parole: Aggiornamento sui premi





Sono certo che ti farà piacere sapere che partecipando al concorso "Il tuo racconto in 300 parole" non riceverai solo il piacere di dare estrema visibilità al tuo racconto grazie a Secret Mind Blog, ma avrai anche la possibilità di ricevere fantastici premi!

Si, hai capito bene, ci sono dei premi in palio per te!

Di seguito trovi l'elenco dei premi e dei riconoscimenti che potresti ottenere partecipando al concorso:

Primo classificato:

1) Pubblicazione permanente su Secret Mind Blog, nell'apposita sezione, con chiara indicazione del piazzamento!

2) Link diretto per un mese al racconto nella parte alta di Secret Mind Blog (il link apparirà su ogni pagina)

3) Ne saranno informati tutti gli iscritti alla newsletter e i partecipanti al concorso!

4) Il racconto sarà pubblicizzato tramite la pagina di Secret Mind Blog su Facebook e tramite il social network Stumbleupon

5) Riceverà gli ebook di crescita personale e finanziaria:

- Obiettivi
- I segreti della seduzione
- Comunicazione efficace
- AdSense & Seo (Guadagnare con AdSense)
- Article Seo (Report che ti insegna a posizionare i tuoi articoli sui motori di ricerca)
- Lettura scanner (Il nostro report sulla lettura veloce con puntatore)

6) Pubblicazione sull'ebook del concorso con chiara indicazione del piazzamento

7) Riceverà gratis l'ebook del concorso

Secondo classificato:

1) Pubblicazione permanente su Secret Mind Blog, nell'apposita sezione, con chiara indicazione del piazzamento!

2) Link diretto per un mese al racconto nella parte alta di Secret Mind Blog (il link apparirà su ogni pagina appena sotto al primo classificato)

3) Ne saranno informati tutti gli iscritti alla newsletter e i partecipanti al concorso!

4) Il racconto sarà pubblicizzato tramite la pagina di Secret Mind Blog su Facebook e tramite il social network Stumbleupon

5) Riceverà gli ebook di crescita personale:

- I segreti della seduzione
- Lettura scanner (Il nostro report sulla lettura veloce con puntatore)

6) Pubblicazione sull'ebook del concorso con chiara indicazione del piazzamento

7) Riceverà gratis l'ebook del concorso

Terzo classificato:

1) Pubblicazione permanente su Secret Mind Blog, nell'apposita sezione, con chiara indicazione del piazzamento!

2) Link diretto per un mese al racconto nella parte alta di Secret Mind Blog (il link apparirà su ogni pagina appena sotto al secondo classificato)

3) Ne saranno informati tutti gli iscritti alla newsletter e i partecipanti al concorso!

4) Il racconto sarà pubblicizzato tramite la pagina di Secret Mind Blog su Facebook e tramite il social network Stumbleupon

5) Riceverà l' ebook di crescita personale:

- Lettura scanner (Il nostro report sulla lettura veloce con puntatore)

6) Pubblicazione sull'ebook del concorso con chiara indicazione del piazzamento

7) Riceverà gratis l'ebook del concorso

Ulteriori due finalisti:

Ci saranno due ulteriori finalisti:

1) Riceveranno gratis l'ebook del concorso (nel quale ci saranno di sicuro i loro racconti)

2) Sui racconti sarà indicato chiaramente il risultato ottenuto

3) Saranno pubblicizzati attraverso i social network indicati in precedenza e attraverso la newsletter

4) Saranno informati del loro piazzamento tutti gli altri i partecipanti al concorso

Tutti gli altri partecipanti:

Anche chi non si sarà piazzato tra i vincitori o tra i finalisti trarrà vantaggio dal concorso dato che tutti i racconti resteranno archiviati nella sezione relativa al concorso regalando per sempre grande visibilità ai rispettivi autori.

Ora che conosci la posta in palio vuoi davvero perderti le possibilità di vincere?



Carmine Colella (Erevircs)

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giovedì 10 novembre 2011

Di nuovo verso il vento

Come ogni mattina l’anziana signora si svegliava con il sole e lavandosi il viso, nello specchio, scrutava le rughe che lo solcavano. Quanti anni, quanti ricordi!

Come sua abitudine, mentre faceva colazione, riguardava l’album di foto che racchiudeva la sua vita. Nessuna di quelle pagine doveva scolorirsi dalla sua memoria. Così ogni giorno sorrideva guardandosi bambina, seduta sulle ginocchia del padre. Riviveva il primo giorno di scuola, le vacanze più belle. Ogni istante immortalato racchiudeva un sentimento, uno stato d’animo, un sogno. Poteva sembrare un’abitudine noiosa. Ma, da quando viveva da sola, non aveva nessuno a cui raccontare i suoi ricordi e questo era l’unico modo per tenerli vivi.

I suoi figli avevano la loro vita, la loro famiglia. I nipoti poi li vedeva tanto raramente, sempre impegnati in giro per il mondo. Chiuse gli occhi un attimo, sospirando, mentre guardava la foto del suo matrimonio, come era bella e felice stringendo la mano dell’uomo che amava. E poi la nascita dei figli, i loro progressi e i loro successi. Scorrevano le foto e vedeva se stessa invecchiare lentamente, ma inesorabilmente. Tutta una vita costellata da momenti belli e altri brutti, ma ognuno importante.

Sorrise di nuovo vedendo le foto dei nipoti appena nati. Ormai erano grandi e si aspettava di diventare presto bisnonna. Una lacrima le rotolò sul viso.

Poi d’un tratto si scosse e con un gesto rapido chiuse l’album.

Alzandosi in piedi tornò davanti allo specchio e lo vide, nei suoi occhi, quello stesso schizzo di follia che li attraversava quando un’idea nuova le sfiorava la mente. E gli anni svanirono e si rivide giovane come una volta.

Spalancò la finestra sulla prateria australiana e presa la macchina fotografica disse: “Andiamo a procurarci nuovi ricordi.” Uscì incamminandosi verso l’orizzonte.


Autrice: Veronica Dell'Oro

Fumo

Il fumo riempie il locale, innalzandosi in volute pigre contro il basso soffitto. Nella luce soffusa e rossastra ogni movimento di danza sembra una lenta coreografia di seduzione e le pareti sono fatte di velluto ed il fumo diviene il vapore di un bagno turco.
Sono seduti a terra, il tavolo è basso e circondato da cuscini. Lui fuma soffiando verso l’alto, come un mangiatore di fuoco. Si nasconde dietro al cappello e gli occhiali ed un ginocchio alzato a separarli.
«Sei una persona che fa pazzie, di solito?»
Si sono incontrati solo poche ore prima ed è così strano che siano finiti in quel posto, a parlare a voce bassa nel battito profondo della musica. Il fumo delle sigarette li avvolge come un lenzuolo segreto.
Lei ne inspira l’odore amaro, un letale bacio indiretto. Le labbra di lui sono così vicine, sa che non dovrebbe farlo ma alza una mano a sfiorarle. Ne percorre con un dito la forma, sono un deserto dalle dune mobili.
«L’unico modo giusto per vivere la tua vita è viverla come vuoi» commenta pensosa. Non è una risposta ma lui la interpreta come tale, sorride.
Il modo in cui la luce cade dal soffitto le porta alla mente un sogno. Un sogno di cui non ricorda nulla ma che sa di aver fatto, ad un certo punto della sua vita. Non c’è nessun dubbio in questo: conosce quella figura seduta come conosce il suo viso allo specchio. Forse, pensa stordita, forse ci limitiamo a rivivere la nostra vita ancora ed ancora ed ancora. E facciamo sempre gli stessi sbagli. E le persone di cui ci innamoriamo le amiamo da sempre.
«Vieni qui» mormora lui. Ed è tutto ciò che serve.

Autrice: Diletta Fabiani


Curriculum dell'autrice:

Marchigiana, laureanda in Scienze Diplomatiche, aspirante scrittrice. Nel 2008 ho finito il mio primo libro, d.flies, che sto distribuendo gratuitamente in versione ebook. Oltre alla scrittura ed alla lettura, i miei maggiori interessi sono la musica (in particolare rock giapponese e Visual Kei) e le culture asiatiche. Nel mio sito, www.ladycaos.eu , parlo delle mie opere ma anche di scrittura creativa e nuove tecnologie.

mercoledì 9 novembre 2011

Storie di Streghe e Fantasmi

Paolino all'uscita dalla scuola non vedeva l'ora di vedere il nonno, per chiedergli notizie più precise sull'argomento che avevano affrontato con la maestra in classe quella mattina.

Quindi arrivato a casa accompagnato dalla madre andò subito da lui spiegandogli tutto quanto e mosso da curiosità domandò se ne sapeva qualcosa in più pregandolo, nel caso, di raccontarglielo.

«Caro figliolo, esistono molte storie sulla nostra città» disse il nonno.

Esitò un attimo, ma poi si lasciò convincere volentieri dal nipote e promise di esporgli cosa sapeva dopo pranzo.

E così pazientemente fece.

Il colle di Montenero come ben pochi sanno si chiama anche Monte del Diavolo.

Si narra di draghi, streghe, fantasmi, apparizioni durante la luna piena, suoni, rumori, immagini e disegni misteriosi.

Il nome deriva dal fatto che questo luogo dai promontori e dalle numerose colline, che si presentano come delle macchie scure, contrasta la limpidezza del mare e delle sue verdi pianure.

E' come vedere una lingua di terra che assume un aspetto decisamente lugubre, soprattutto quando inizia ad imbrunire, dato che non gode di molta illuminazione.

Vi sono leggende che assegnano a questa zona il punto d'incontro tra il sacro ed il profano.

Il mistero affascinante di Villa Jermy, nota più come Villa delle Rose, ne è un esempio.

Fu acquistata dalla famiglia Dupouy, la quale, allontanò la figlia nel vicino convento dove pare non avesse particolare vocazione.

Secondo la leggenda la contessina approfittando dei lunghi viaggi affrontati dai genitori sembra avesse l'abitudine di frequentare un amante. Scoperta in fragrante fu uccisa assieme al suo compagno per mano di un sicario del padre che decapitò crudelmente entrambi con una spada.

Da quel giorno a ricorrenze prefissate il fantasma della Dupouy vaga in alcuni ambienti della villa con una candela in una mano e la testa decapitata nell'altra.



Autore: Luca Lami

martedì 8 novembre 2011

Senza fine

Claudia uscì di casa e salì sulla sua Punto. Mise in moto e subito si trovò immersa nel traffico della città. Le strade erano addobbate per le feste dell’imminente Natale. Era il 20 dicembre 2012, il giorno prima della “presunta” fine del mondo. Dette uno sguardo fuori dal finestrino. Aveva sempre immaginato la fine del mondo anticipata da mesi di catastrofi naturali, da graduali inversioni della polarità magnetica e dell’asse terrestre. Niente di tutto ciò era avvenuto. Finse un sospiro di sollievo e sorrise.Ma Claudia si stava sbagliando clamorosamente.

Durante la notte il nucleo terrestre si spense. Come un fiammifero che ha esaurito lo zolfo, la fissione nucleare spontanea che lo aveva alimentato fino allora, spontaneamente s’interruppe e, in un istante, la massa incandescente divenne di un colore rosso bruno e la temperatura repentinamente iniziò a precipitare dai 3000°, dirigendosi velocemente verso i meno 273 dello zero assoluto.

In un istante tutti i corpi degli abitanti della terra si congelarono. La cosa avvenne in modo del tutto indolore perché, a essere bloccati, furono subito anche i terminali nervosi. Purtroppo il cervello, isolato termicamente dal resto del corpo, rimase perfettamente funzionante e tutti, uomini e donne, ebbero coscienza di quello che stava avvenendo. Le menti, perfettamente lucide, si resero conto della trappola mortale nella quale solo il corpo era incastrato. Alla morte di esso, purtroppo, non fece riscontro la morte delle capacità intellettive. E fu angoscia. Alla volontà di fuggire, di opporsi a quella drammatica fine, i corpi freddi e inermi non erano in grado di rispondere.

I più fortunati impazzirono, mentre gli altri rimasero prigionieri del terrore per un tempo infinito che nessun orologio era ormai più in grado di misurare.

FINE


Autore: Paolo Bartolozzi


Curriculum letterario dell'autore:

Sono nato nel 1953 a Monsummano Terme, nella campagna toscana, poi, per motivi di lavoro, mi sono trasferito a Ivrea, in provincia di Torino, dove vivo tuttora.

Durante la mia carriera ho insegnato, fatto il dirigente industriale e infine il consulente aziendale, viaggiando e vivendo all’estero per molti anni, principalmente in Centro e Sud America, Africa e Francia.

Sposato e con una figlia, da qualche anno mi sono dedicato ai miei hobby preferiti tra i quali scrivere.

Ho da poco pubblicato il mio primo romanzo “Il primo caso del detective Depardieu”, un giallo, con il quale sono risultato finalista del premio Nero Wolfe e attualmente nella terna finale del Premio Poeti e Scrittori Italiani Contemporanei.

https://sites.google.com/site/bartolozzipaolo/

Peperina

- Mi raccontami una storia?
- Ora non ho tempo.
- Ti prego una storiellina di paura corta, corta, di 300 parole.
- Va bene, veloci però… C’era una volta una bambina grosso modo della tua età che viveva con i genitori in una casa piccina picciò proprio dentro il bosco fatato. Il bosco di giorno era normale, come qualunque altro bosco, con gli alberi, i cerbiatti che brucavano l’erba, i leprotti che salterellavano qua e là, tutto pieno di funghi colorati, insomma con gli animali e le piante che ci sono nei boschi. Ma di notte…
-Che succedeva di notte?
-Di notte tutto si trasformava. Cento anni prima una strega cattiva mentre lo stava attraversando era inciampata nella radice di un albero e aveva sbattuto il suo nasone in terra. Si era arrabbiata così tanto che aveva fatto un maleficio. Da allora di notte gli alberi si animavano, dai tronchi si levavano dei lamenti che facevano venire la pelle d’oca e i loro rami diventavano braccia lunghe e secche che ghermivano chiunque si fosse azzardato a passare da lì. Un giorno Peperina...
- E chi è Peperina?
- Peperina è il nome di questa bambina.
- Ma è un nome scemo!
- Insomma un giorno Peperina che era andata nel bosco per cogliere dei fiori aveva trovato una farfalla bellissima, così grande e colorata come non ne aveva mai viste, e senza rendersene conto aveva iniziato a seguirla allontanandosi da casa. Quando il sole iniziò a tramontare la farfalla si fermò e si girò verso Peperina. Solo in quel momento la bambina vide che la farfalla aveva uno sguardo cattivo e due dentoni aguzzi. La farfalla volò diritta verso la bambina che era rimasta impietrita dalla paura e quando le fu addosso spalancò la bocca e gridò… –Trecento.


Autore: Emanuele Crocetti

lunedì 7 novembre 2011

Ricordi dei miei cari genitori

Quanta sofferenza hanno provato i miei genitori. Non ricordano la tavola imbandita di dolci,

caramelle e cioccolato, neanche a Natale. Era difficile mangiare un mandarino, pensate che era un miracolo averlo nella calza della Befana, in essa non c’erano caramelle ma dolcetti fatti in casa dalla mamma o dalla nonna, o dalla zia inferma che non si era sposata in quanto era invalida.

Non c’erano sussidi ma solo amore dei parenti che la tenevano amorevolmente in casa e lei si rendeva utile a fare le calze per tutti, plaid caldi, tovaglie e tovagliette.

Nei campi si rendeva utile nel limare con pazienza le vanghe e i rastrelli per rendere meno duro il lavoro.

Si sudava molto e non c’era il sollevatore dei pesi. I covoni era raccolti dalla trebbiatrice ma non mancavano i canti dei contadini. Avevano tutti, uomini e donne e perfino i bambini un fazzoletto

sulla testa o cappelli di paglia per non prendere l’insolazione. Si beveva l’acqua dei pozzi e dei canali, allora non era inquinata da pesticidi e detersivi. Il sapone era fatto in casa ma a volta faceva i vermi perché non era stato bene lavorato il grasso con la soda.

Si lavava i panni a mano nell’acqua dei pozzi o dei canali o dei fiumi limpidi come il cielo in primavera.

Qualche macchina ogni tanto si vedeva nelle strade bianche di sassi o di campagna. Tante biciclette,

motociclette, “Gilera” rossa che sembrava una “Ferrari”.

L’odio razziale esisteva verso i neri ed ebrei. Mia nonna andava a comprare la biancheria per le figlie da “Cesira” chiamata “la giudea”. Mia nonna mi ha insegnato ad amare anche quando c’è l’odio e la sua amicizia è rimasta con Cesira anche quando sono diventata anziana e un giorno seppi che era morta sola nella sua casa.

Tutto è volato in fretta è rimasta la storia di una vita intera.

La storia dell’Agro Pontino.


Autrice: Angela Maria Tiberi

sabato 5 novembre 2011

La scelta

Come se fossi stato in bilico tra la luce del mattino e l’oscurità della sera, non riuscivo a muovermi. Un passo, e sarei caduto. Un passo, e ne avrei fatto un altro. In bilico. L’unica cosa di cui ero sicuro, era che quella lettera l’aveva scritta lei. La sua calligrafia, ancora una volta, era inconfondibile. La sensibilità delle sue parole, profonde come il mare, raggianti come un girasole, non potevano appartenere a nessun’altra. Avrei voluto annusare quella lettera, come sperassi che mentre lei vi scriveva sopra con dolcezza, quel foglio avesse catturato il suo odore, il suo profumo. Quant’era che non sentivo il suo profumo?

“Dobbiamo imbarcarci, hanno aperto il gate”. La sua voce risuonò nel silenzio assordante della mia mente. Mi guardò negli occhi. Strinsi più forte nelle tasche della mia giacca la lettera. Era bella, bella con la sua valigia rosa, bella con quei riccioli che le circondavano il volto e la rendevano ancora più affascinante di quanto non lo fosse. Eppure, stringevo quella lettera, più forte. Come ad aggrapparmi a quel foglio di carta. Sperando che quel foglio di carta mi desse la forza. La forza di scegliere.

“Amore, mi hai sentita?” sì, l’avevo sentita. Eppure l’unica cosa che sentivo davvero era la voce di mia sorella che mi portava quella lettera. L’hanno inviata a me, ma sopra c’è il tuo nome. Era riuscita a raggiungermi di nuovo. Se la prima volta era stato il destino, stavolta era stato l’amore.

“Io non vengo.”

“Che cosa?”

“Hai capito, io non vengo. Perdonami.” Non aspettai una risposta, non aspettai una parola. Ero in un aeroporto che tornavo a casa con la mia donna. Aeroporto sbagliato, casa sbagliata, donna sbagliata.

A costo di perdere ogni equilibrio, l’unica cosa che volevo fare era tornare da lei. La mia unica lei.


Autrice: Francesca Strufaldi


Curriculum letterario dell'autrice:

2003 – prima classificata concorso di poesia “E. Montale” con la poesia “E tu”.

2004 – segnalata al concorso di poesia “E. Montale” con la poesia “Alla luna”.

2006 – Prima classificata premio letterario Ambrosini col racconto “Una partita d’amore”.

2007 – Pubblicato il suo primo libro, l’antologia “A spasso sulle strade dell’amore”.

2008 – Prima classificata premio “Chiavi d’oro” con il libro “ A spasso sulle strade dell’amore”.

2009 – Prima classificata concorso “Scrivi a Osvaldo” sezione sesso, con il saggio “ Sesso solo sano sesso”.

2009 – Prima classificata al concorso “Dai sangue day” con il racconto “Quel sangue che non c’è”.

2009 – Pubblicato il suo secondo libro, il romanzo “ATTIMI”.

Altre varie segnalazioni.

martedì 1 novembre 2011

Con i miei occhi

Ai miei occhi di bambina, i suoi occhi bianchi, apparivano strani, come uno scherzo della natura o l’effetto di un travestimento. Invece erano solo gli occhi di un uomo che la guerra aveva reso cieco. Un ordigno gli aveva portato via per sempre il mondo. Dopo, un buio profondo, neppure ombre in una luce sfuocata, solo le voci delle persone care che cercavano di camuffare l’evidenza e di dare ai suoi giorni il respiro della normalità. Ma nulla era stato più lo stesso e Rosario, si era chiuso in un mutismo senza confini, che escludeva persino gli affetti. Era diventato solitario: ogni giorno saliva in solaio dove dalle finestre aperte, soprattutto in primavera, entravano i suoni striduli delle rondini che avevano nidificato sotto i tetti e i battiti delle loro ali che, come pensieri ribelli andavano e ritornavano incessantemente, per saziare i piccoli. Incuriosita da quello strano vicino di casa, andavo a spiarlo dalla porta semiaperta del solaio, senza farmi sentire. Ma un pomeriggio, le mie scarpette rosse scricchiolarono , così, Rosario mi sentì e disse: - Vieni avanti bambina.

Io rimasi di stucco. Come faceva a sapere che ero io? – Scusami, Rosario, se ti ho spaventato, ero venuta a prendere una bambola in solaio ed ho visto la porta socchiusa…- Non importa, non dirmi bugie, so che i miei occhi ti incuriosiscono. – E’ che non sapevo come… - Come sono fatti gli occhi di un cieco? Guardami e vedrai che non avrai più paura. Mi avvicinai e sentii una stretta nel mio piccolo cuore a cui non seppi dare un nome. Seppi solo che avrei dovuto fare qualcosa per quell’uomo. Così, tutti i giorni salivo in solaio e inventavo per lui storie fantastiche, riproducendo suoni e voci. Rosario sorrideva.

Aveva ritrovato un pezzetto di mondo.


Autrice: Giò Piccolo


Curriculum letterario dell'autrice:

Vivo a Modena da molti anni e,anche se non sono nata in questa terra, sento ormai di esserne parte. Insegno in una scuola primaria e mi occupo di didattica della musica. Scrivo poesie e racconti da molto tempo, in particolare, da quando ho scoperto la forza delle parole che, come i suoni, sono in grado di riempire il silenzio senza violarlo.

Ho partecipato per la prima volta a un concorso letterario nazionale nel 2005, classificandomi al 1^ posto con il racconto Rituali, pubblicato in antologia. In seguito ho partecipato a molti concorsi nazionali ricevendo numerosi riconoscimenti e premi. Un mio racconto intitolato IL RESPIRO DEL BOSCO è stato selezionato in un concorso internazionale in attuazione, per la stesura di un romanzo a più mani. Nel 2010 ho vinto un concorso nazionale di poesia indetto da Enrico Folci Editore-Roma che metteva in palio la pubblicazione di una raccolta di poesie. Il libro si intitola SOLSTIZIO D'INVERNO e presenta all'interno alcune tavole di una pittrice modenese, che l'artista ha dipinto ispirandosi alle mie poesie e interpretando perfettamente lo spirito con cui sono state scritte.

lunedì 31 ottobre 2011

IL GIORNO DEI COLORI

Quel giorno, ogni colore si trasformò nel proprio complementare. Il cielo era giallo-rosato, la gente aveva la pelle cianotica, l’erba era diventata rossa.

Due topi si scrutarono impauriti, nel vedersi col mantello quasi fluorescente. Un’ape a strisce bianche e viola volava impazzita. L’acqua della risaia rifletteva il cielo color zabaglione. Una rana rosso-fuoco vide una zanzara, candida come la neve. D’istinto, allungò la lingua e la catturò. Il sapore era pur sempre quello di un’ottima zanzara. Anche la rana rossa, però, apparve come un buon boccone al candido corvo, che scese a divorarla.

Allora il fiume cominciò a colorarsi. Dopo tanti decenni d’angherie e di sporcizie d’ogni genere versate nelle sue acque, decise di prendersi una rivincita. Qualche rivolo diventò giallo, poi rosa, poi rosso, mentre altri optavano per la gamma dei verdi. Le acque gorgoglianti festeggiavano un carnevale di gioia e di colori. Poi tutti i rivoli del fiume si rimescolarono ed assunsero concordi un colore blu, come l’inchiostro stilografico. Si stupirono i pescatori, si stupirono ancor più i pesci. Il fiume colorato batteva contro le pile del vecchio ponte e tutti accorrevano a vederlo.

L’acqua tracciava arabeschi sulla sabbia, come l’agile scrittura d’una mano esperta. I segni divennero parole e delinearono mille, diecimila, centomila volte, una stessa parola, lungo il corso del fiume: “Basta! Basta! Basta!” Basta inquinamento? Basta guerre? Ciascuno interpretò l’espressione come meglio credeva. Tutti avevano qualcosa cui dire: “basta!” e perciò tutti si trovarono d’accordo.

Solo la discarica di rifiuti, che ammorbava la città, non si trasformò. Massiccia, elefantiaca, puzzolente, la discarica resistette e non cambiò colore, rimase tetra e squallida. I suoi miasmi si levavano nell’aria, grigi e cupi. Qui si svolgeranno gli scavi archeologici dei posteri, per ricostruire la nostra civiltà.


Autore: Alberto Arecchi

sabato 29 ottobre 2011

FINCHE’

Marta sa parlare sei lingue e doveva vivere a Madrid. Con i suoi neuroni agitati che mescolavano significati ed incertezze aveva conosciuto l’America latina, l’Europa, l’Africa. Aveva scritto canzoni per i suoi amici, letto intere biblioteche, camminato da Trieste ad Istambul col suo ex fidanzato. La vita non poteva accettarla, della vita non poteva farne a meno. E poi?

E poi. Marta ha cinquantasette anni adesso, due figli, un lavoro rispettabile. Si alza alle otto, va a lavorare, prepara il pranzo, torna a lavoro, la sera è stanca e presto va a dormire. Niente di più. È una storia banale, prima la giovinezza, poi l’età adulta con le sue responsabilità, con le altre Marte possibili che ormai sono corse via dietro ad una serie interminabile di porte chiuse a chiave.

Le succede di aprire la porta la mattina e sentire un rumore, vedere un dettaglio, una nuvola storta che la riporta indietro. Si ricorda cosa è stata capace di essere. Si ricorda che prima sentiva di vivere mentre adesso sente semplicemente di durare. No, non si biasima, si gode soltanto quell’amarezza, quel suo sapere che quello che è adesso è solo una infinitesimale realizzazione dell’infinito che aveva dentro.

Non si lamenta. Dopotutto non sta poi così male. Dopotutto a trenta’anni aveva sentito quella necessità di sicurezza, di quotidianità, di stabilità incompatibile con la sua vita e con se stessa. Aveva scelto di fermarsi, di sposarsi, rimanere in cinta, partecipare alle riunioni di condominio. Niente di sbagliato, il futuro era diventato minaccioso, il suo bagaglio troppo pesante.

Così chiude la porta e va a lavoro, dove insegna ai ragazzini che è bene non avere paura finché non si ha, che è bene viaggiare finché si viaggia ed è bene fermarsi finché si è fermi, essere finché si è.


Autrice: Claudia Casini

martedì 18 ottobre 2011

Rolex

Malinconico e freddo lascia spazio ad un grigio metallizzato accompagnato da un piccolo fondale rotondo, blu scuro, che al suo interno intrappola i numeri. Al centro tre insaziabili lancette non smettono di ruotare, dettando minuziosamente il passare delle ore. Il vetro ormai strisciato, pecca nella perfezione e diventa vittima di un' attento osservatore. Le maglie l'una soggiogata all' altra, vanno a formare un piccolo puzzle di perfette dimensioni. Inizialmente era un' oggetto che trasmetteva indice di status, ma con il passare del tempo si è evoluto, pertanto può essere indossato in molteplici occasioni.



Autore: Mattia Vegro

martedì 11 ottobre 2011

Il tuo racconto in 300 parole (prima edizione): Racconti in gara



Di seguito la lista, in ordine di arrivo, dei racconti partecipanti al concorso "Il tuo racconto in 300 parole".

Vuoi che ci sia anche il tuo racconto? Hai tempo fino al 30/11/2011 per inviarlo.

Per il regolamento completo clicca qui


Lista dei racconti in gara:

- Senza senso (Autore: Sebastiano Testini)

- 7:35 (Autore: Daniel McPeron)

- Rolex (Autore: Mattia Vegro)

- "Canto, per sentirti accanto" (Autore: Enrico Arlandini)

- Viaggio in "500" (Autrice: Grande Silvia)

- Ali di farfalla (Autore: Massimiliano Campo)

- Aspettando il tuono (Autrice: Anna Avallone "Hanna")

- Finché (Autrice: Claudia Casini)

- Il giorno dei colori (Autore: Alberto Arecchi)

- Con i miei occhi (Autrice: Giò Piccolo)

- La scelta (Autrice: Francesca Strufaldi)

- Ricordi dei miei cari genitori (Autrice: Angela Maria Tiberi)

- Peperina (Autore: Emanuele Crocetti)

- Senza fine (Autore: Paolo Bartolozzi)

- Storie di Streghe e Fantasmi (Autore: Luca Lami)

- Fumo (Autrice: Diletta Fabiani)

- Di nuovo verso il vento (Autrice: Veronica Dell'Oro)

- Un granellino di sale (Autrice: Ludovica Mazzuccato)

- La scelta di Grazia (Autore: Maurizio Polimeni)

- La libertà (Autore: Francesco Defano)

- Patetico (Autore: Luca Trovato)

- Maggio 1944 (Autrice: Paola Mini)

- Ciccio e le sue furberie (Autore: Dovita)



Carmine Colella (Erevircs)


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